giovedì 1 marzo 2012

La battaglia del primo marzo







Correva l'anno: 1968
era il: primo marzo



Sono passati 44 anni da quel 1 marzo 1968. Ho dovuto fare i conti due volte per rendermi conto che da quel giorno sono passati tanti anni, quasi mezzo secolo.
Erano gli anni finali del centro-sinistra. Alla presidenza del Consiglio sedeva Aldo Moro, al suo terzo mandato, alla testa di una coalizione del "quadripartito", ossia Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito socialdemocratico e Partito repubblicano (meglio scrivere per esteso, qualcuno potrebbe non capire le sigle usuali al tempo, ossia DC-PSI-PSDI-PRI)-
Per l'Italia di quegli anni Piazza Fontana e Piazza della Loggia  erano solamente dei toponomi di città italiane, e la stazione di Bologna e l'Italicus facevano pensare solo ai viaggi in ferrovia.
Il mondo era diviso in due blocchi contrapposti che si affrontavano in quella che veniva chiamata "guerra fredda". Ma in molte parti del pianeta si combattevano guerre "calde", come quella del Vietnam. I bombardieri americani lanciavano tonnellate di bombe sui villaggi e sulle città del Nord.
In Spagna il fascismo è ancora saldamente al potere. Francisco Franco governa con l'appoggio della Chiesa e dei soldi americani: è considerato un baluardo contro il comunismo!
In Europa cominciano le grandi proteste del mondo studentesco. A Madrid un corteo di studenti paralizza la città e i carabineros di Franco non riescono a reprimere del tutto la protesta.
In Italia il progetto di riforma universitaria del ministro della pubblica istruzione, Gui, e del ministro per la ricerca universitaria, Rubinacci, trova l'opposizione dapprima dell'ANPUI (l'associazione che raggruppava i professori incaricati) e dell'UNAU (che rappresentava i professori associati).
Il progetto, chiamato anche «ventitré-quattordici», dal numero del disegno di legge (2314/1968) che sulla carta doveva portare a uno "svecchiamento" della istituzione universitaria. Dal 1962 al 1968 la popolazione studentesca era raddoppiata. 
Dagli ottomila iscritti del 1859, anno della legge Casati, si era passati a mezzo milione di studenti e oltre tremila docenti.
La riforma precedente quella del 1968 era stata voluta da Mussolini, ed era il 1923.
Ma tra il dire e il fare, c'era sempre di mezzo il mare. Anzi, come si diceva allora,  «un mare di Gui».
Il ministro proponeva dipartimenti, aggregazioni, innovazioni, ma senza tener conto del parere di chi ci lavorava e studiava, nelle università italiane. 
Cominciano le occupazioni delle facoltà universitarie. Già l'anno precedente c'erano state delle occupazioni a Trento, a Milano, a Torino. Ma nel 1968 sono più di cento gli atenei occupati.

1 marzo 1968: a piazza di Spagna si trovano 4.000 studenti. Il corteo si ingrossa con molti studenti medi, e arrivano alla sede della Cgil per un'assemblea spontanea. Non ci stanno tutti, e allora decidono di spostarsi al Teatro di Via Frentani, sede della Federazione comunista. Ma è una sede "troppo politica" e decidono di spostarsi ancora. Quattromila persone che girano in corteo per la città in cerca di una sede che li possa contenere tutti. Una cosa surreale.
Decidono che l'unico posto possibile, per loro, è l'università. Si dirigono allora alla Sapienza, sede di Architettura.
L'enorme biscione del corteo si snoda per viale Belle Arti, sale per via Bruno Buozzi.
Tra loro ci sono alcuni fascisti, come Mario Merlino. Vengono cacciati, ma ritorneranno di lì a poco e rimarranno immortalati in una famosa foto a Valle Giulia.
Si, perché è lì che alla fine vengono bloccati. In via Gramsci, di fronte alla scalinata che conduce alla facoltà.
Il rettore aveva chiamato la Celere, per impedire l'occupazione della facoltà di Architettura.

I celerini hanno elmetti, manganelli, scudi. Sono in tenuta antisommossa. Niente a che vedere con le attrezzatura ipertecnologiche dei celerini della Val Susa. Però a picchiare erano buoni pure nel 1968.
Basta poco perché la tensione salga. Ci pensano alcune uova, lanciate dalle file degli studenti.
Partono le cariche, e comincia la battaglia.
La famosa battaglia di Valle Giulia.
E' il 1° marzo dell'anno 1968.


E ora il solito spazio per l'approfondimento:
Inauguro un nuovo modo di citare i volumi che consiglio (in realtà è più facile per me fare il copia incolla dai siti delle varie librerie online)

Titolo: Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la Sinistra extraparlamentare italiana negli anni '60 e '70
Autore: Roberto Niccolai
Editore: BFS Edizioni
Collana: Biblioteca di cultura storica
Data di Pubblicazione: Marzo 1998







Titolo: La fiamma e la celtica
Autore: Nicola Rao
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Le radici del presente
Data di Pubblicazione: Novembre 2006
 Interessante soprattuto, in questo bel libro di Rao, è la ricostruzione "da destra" di Valle Giulia. Delle Chiaie, Merlino e Tilgher in prima linea contro la polizia, con documentazione fotografica inecceppibile. Superconsigliato





Titolo: Storia critica della Repubblica. L'Italia dal 1945 al 1994
Autore: Enzo Santarelli
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 3
Data di Pubblicazione: Gennaio 1997




per finire un libro fotografico

Titolo: Storia fotografica di Roma 1963-1974. Dal boom economico alla contestazione
Editore: Intra Moenia
Collana: La memoria
Data di Pubblicazione: Gennaio 2005


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